Calcio: un nuovo alleato per la nostra salute

E' noto che i latticini sono amici della salute perchè costituiscono un'ottima fonte di calcio, recentemente nuovi studi forniscono ulteriori buoni motivi per assumere adeguate dosi di questo minerale

Latte, yogurt e formaggi magri nuovi alleati anti-cancro? E’ noto che i latticini sono amici della salute perché costituiscono un’ottima fonte di calcio,  recentemente però i ricercatori americani del National Cancer Institute di Bethesda ci forniscono ulteriori buoni motivi per assumere adeguate dosi di questo minerale: diminuirebbe infatti  il rischio di sviluppare tumori e, in particolar modo, del tumore del colon-retto e dell’apparato digerente.

Studi effettuati su animali ci avevano suggerito il potenziale effetto anticarcinogenico del calcio e della vitamina D. Un ulteriore passo è stato fatto nello studio pubblicato su  Archives of Internal Medicine2007;167(10):1050-1059 dove è stata valutata l’assunzione di calcio e vitamina D (gli introiti di calcio sono stati calcolati con l’utilizzo di un questionario) in relazione al tumore al seno in 10578 donne in premenopausa e 20909 donne in postmenopausa, che non avevano nè tumori nè malattie cardiovascolari.

Durante i 10 anni di follow-up sono stati diagnosticati 276 e 743 tumori al seno rispettivamente tra le donne in pre e post menopausa ed è stato notato come i più alti livelli di assunzione di calcio erano associati ad un minor rischio di tumore nelle donne in premenopausa. Al contrario, non è sembrato esserci la stessa positiva associazione nelle donne in post-menopausa.

Un recente studio pubblicato sempre sulla rivista Archives of Internal Medicine 2009;169:391-401 ha indagato ulteriormente gli effetti benefici di questi due importanti nutrienti  che sembrano agire come scudo contro i tumori.  Questo suggerimento in arrivo dagli Usa si basa sui dati derivanti da 293.907 uomini e 198.903 donne che hanno preso parte ad un’indagine finalizzata a chiarire i rapporti fra regime alimentare e salute (AARP Diet and Health Study). I partecipanti hanno risposto, dal 1996 al 2003, a questionari mirati sulle loro abitudini a tavola e i risultati sono poi stati incrociati con gli elenchi che registrano i casi di tumore. Nell’arco di sette anni sono state identificate 39.965 neoplasie negli uomini e 16.605 nelle donne. Se per i maschi l’assunzione di calcio non si è dimostrata particolarmente importante, per le femmine pare giocare un ruolo fondamentale: il rischio di tumori appare, infatti, decisamente inferiore (circa il 23% in meno) fra le signore che sono solite consumare fino a 1.300 milligrammi di calcio al giorno. Un apporto superiore di calcio non sembra però ridurre ulteriormente il rischio di tumori.

Sia negli uomini che nelle donne l’assunzione di latticini e quindi l’apporto di calcio si sono invece dimostrati protettivi nei confronti dello sviluppo di tumori dell’apparato digerente.

Già nel 1983, l’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti era giunta alla conclusione che, dopo il tabacco, i fattori dietetici e nutrizionali costituissero i fattori più rilevanti nello sviluppo dei tumori. Da allora, è stato un fiorire di ricerche epidemiologiche, nel tentativo di scovare i componenti della dieta capaci di incrementare il rischio neoplasia e quelli, invece, in grado di contrastarla. Se è certo che esiste una relazione dieta-cancro, ci sono scarse prove che individuino la supremazia di un particolare componente della dieta su un altro. L’unica certezza sembra essere che alti consumi di frutta e verdura ostacolerebbero la comparsa della gran parte dei tumori, grazie alla presenta di antiossidanti.
Ma qual è il modo migliore per garantirsi i benefici effetti degli antiossidanti? Meglio assumerli insieme ad altri alimenti, come avviene nei pasti di ogni giorno, o da soli? L’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) ha condotto uno studio, nell’ambito del Progetto “Qualità” finanziato dal Mipaaf, per verificare se l’azione antiossidante di alcuni alimenti si modificasse qualora consumati insieme al latte. Nello studio sono stati coinvolti undici volontari sani (6 uomini e 5 donne) a cui è stato chiesto di consumare 200 g di mirtilli  con 200 ml di acqua e, a distanza di una settimana, 200 g di mirtilli con 200 ml di latte intero. Tutti i partecipanti sono stati quindi sottoposti a prelievi di sangue prima dell’assunzione e successivamente a distanza di una, due e cinque ore dall’ingestione.
I risultati, pubblicati su Free radical biology and medicine, hanno evidenziato che i mirtilli da soli inducono un potenziamento significativo delle difese antiossidanti plasmatiche endogene e dei livelli di acido caffeico e acido ferulico nel plasma.
Quando, invece, vengono ingeriti con il latte, non si verifica alcun potenziamento delle difese antiossidanti plasmatiche e si ha una riduzione delle concentrazioni degli acidi caffeico (-49,7%) e ferulico (-19,8%) nel plasma rispetto a quando sono consumati senza latte. Questo, probabilmente, a causa dell’interazione tra le proteine del latte e i composti fenolici antiossidanti presenti in questi alimenti: in pratica le proteine del latte limiterebbero l’assorbimento delle molecole antiossidanti.
I composti ad azione antiossidante sono infatti caratterizzati da una scarsa biodisponibilità e solo tra l’1 ed il 5% della quantità ingerita viene assorbita nel tratto gastro-intestinale. Diventa allora importante comprendere come l’associazione tra alimenti diversi possa modificare sostanzialmente le loro proprietà antiossidanti e la biodisponibilità delle molecole in essi contenute. Tanto più che, in una normale alimentazione, i cibi vengono consumati nell’ambito di un pasto, cioè associati tra loro, con effetti che potrebbero essere molto diversi da quelli che ci aspetteremmo e che avremmo se gli alimenti fossero consumati da soli.

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