Disfagia (1) . . . per saperne di più

Per disfagia si intende la difficoltà al passaggio del cibo dal cavo orale all'esofago. Ci sono 2 forme: la prima legata ad alterazioni anatomiche = meccanica e la seconda associata a lesioni neurologiche = neuro-motoria Molte patologie possono condurre a tale anomalia della deglutizione . . .

Per disfagia si intende la difficoltà al passaggio del cibo dal cavo orale all’esofago. 

Ci sono 2 forme:

1. legata ad alterazioni anatomiche = meccanica

2. associata a lesioni neurologiche = neuro-motoria

 

Cause:

Malattie neurologiche: ictus, tumori cerebrali, Morbo di Parkinson, Sclerosi Laterale Amiotrofica, paralisi dei nervi cranici, disartria-discinesia

Malattie organiche del cavo orale, faringe, laringe o esofago

Malformazioni, Tumori, Radioterapia

Esiti di interventi chirurgici alle strutture coinvolte nella deglutizione

Malattie sistemiche come ad es. la Distrofia Muscolare

In base alla fase della deglutizione alterata, la disfagia viene distinta in: orale, faringea, esofagea.

La conseguenza è un ridotto apporto nutrizionale con conseguente calo ponderale, carenze vitaminiche, minerali, proteiche e possibile disidratazione.

La persona che soffre di disfagia può presentare i seguenti disturbi:

Tosse specie in coincidenza con la deglutizione, Voce gorgogliante, Febbre, residui alimentari in bocca e fuoriuscita del cibo dal naso, Risvegli notturni per eccessi di tosse e soffocamento, Perdita di peso inspiegabile

Per valutare la malnutrizione ci si avvale di . . .

–   anamnesi generale ed esame obiettivo

–   calcolo dell’apporto calorico/proteico giornaliero ed eventualmente correggerlo mediante il calcolo mediante la calorimetria indiretta oppure mediante l’utilizzo della formula di Harris-Benedict

–    valutazione dei parametri antropometrici (peso, altezza, massa grassa) e calcolo del BMI

–    esami ematochimici (albumina, transferrina, pre-albumina ed emocromo)

–    funzionalità cardiaca e respiratoria

Lo scopo del controllo nutrizionale in caso di disfagia è quello di evitare la malnutrizione e la disidratazione (30 ml/Kg/die) ed inoltre evitare il rischio ab-ingestis.

 

Nel paziente disfagico bisogna variare la densità degli alimenti mediante l’aggiunta di addensanti (naturali o artificiali) allo scopo di aumentarne la viscosità così da aumentare la loro viscosità per consentirne la deglutizione. E’ importante ricordare che gli addensanti sono indispensabili per gelificare gli alimenti liquidi e/o semiliquidi.

Addensanti naturali: amidi (fecola di patate, amido di mais, riso, tapioca, fiocchi di patate disidratate). Fibre idrosolubili (agar agar, psyllium, pectine, farina di guar, carragenina, glucomannano) e gelatine. Durante la cottura tendono a formare grumi.

Addensanti artificiali: costituiti da amido modificato, polisaccaridi, maltodestrine. Non formano grumi.

Utile l’utilizzo di lubrificanti come il burro, olio, panna, besciamella.

In base alla capacità di masticare, deglutire alimenti di consistenza diversa e di deglutire liquidi, si possono individuare 4 livelli di dieta.

Primo livello – Assente o ridotta capacità nella preparazione orale del bolo, ridotto controllo della mobilità di labbra/lingua, compromesso o ritardato funzionamento del riflesso deglutitorio, ipersensibilità orale, ridotta peristalsi faringea, disfunzione cricofaringea. Disfagia meccanica (stenosi).

Vengono consigliati cibi semiliquidi, cremosi, omogenei e morbidi. Sono controindicati cibi appiccicosi, che richiedono la formazione del bolo, che si frammentano in pezzi o che si sbriciolano. Acqua e tutti i liquidi sono addensati.

Secondo livello – Abilità di preparazione orale moderatamente ridotta, cavità orale edentula, peristalsi faringea diminuita, disfunzione del muscolo cricofaringeo.

Vengono consigliati cibi con consistenza variabile da purea a budino cremoso. Sono controindicati alimenti a pezzi interi, cibi con doppia consistenza o non compatti, alimenti che si sciolgono in bocca. Eccetto i succhi o i nettari di frutta molto densi e le bevande a base di latte, tutti i restanti liquidi devono essere addensati.

Terzo livello – Limitata capacità di masticazione, deglutizione o di manipolazione del bolo nella cavità orale, lieve deficit della fase orale preparatoria.

Vengono consigliati cibi soffici e teneri che non necessitano di essere frullati. I cibi devono essere cotti, tagliati in piccoli pezzi o tritati. Devono essere eliminate le bucce, i semi, le porzioni filamentose o coriacee. Non sono permessi cibi secchi, croccanti, la frutta fresca e secca. Utile l’uso di salse e/o creme per aumentare la viscosità. I liquidi possono essere assunti in base alla tollerabilità individuale.

Quarto livello – Capacità di assumere alimenti facilmente masticabili e capacità di deglutire cibi solidi e liquidi.

Vengono consigliati alimenti morbidi che non necessitano di essere frullati, presenti anche in piccoli pezzi o tritati, avendo cura di rimuovere bucce, pelle, semi, componenti filamentose o coriacee. Sono controindicati alimenti crudi, secchi, croccanti e fritti. L’uso di addensanti è occasionali. Per quanto riguarda le bevande, non esistono indicazioni definitive in partenza. Si fa riferimento alla tollerabilità individuale fino al consumo di liquidi totalmente fluidi come l’acqua.

 

Consigli alimentari utili . . .continua

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