La fluidita’ delle membrane cellulari

La dieta: la composizione delle membrane  riflette la composizione dei lipidi assunti con la dieta; se il colesterolo normalmente presente in modeste quantità nelle membrane, aumenta unitamente ad una riduzione del contenuto in acidi grassi ad elevato grado di insaturazione si verifica un irrigidimento delle membrane.
 
La perossidazione: non bisogna dimenticare la perossidazione dei PUFA cioè degli acidi grassi poliinsaturi promossa dai radicali liberi che determina una progressiva diminuzione della fluidità delle membrane, che risulteranno essere meno “elastiche e giovani” a causa di una maggiore reattività all’attacco radicalico di questi acidi grassi. L’accumulo nel tempo dei danni dovuti a questi processi perossidativi innescati dai radicali liberi determina un progressivo irrigidimento di tutte le membrane biologiche a cui si associa una ridotta funzionalità Questi cambiamenti determinano modificazioni del metabolismo cellulare e conseguente insorgenza di patologie dismetaboliche correlate all’invecchiamento nonché nel tempo sovrappeso ed obesità. Per tale motivo è indispensabile assumere unitamente agli acidi grassi poliinsaturi una elevata quantità di frutta e verdura fresche, ricche di sostanze antiossidanti al fine di prevenirne l’irrancidimento. (Gli acidi grassi poliinsaturi si trovano nel pesce e in particolare nel pesce azzurro o comunque in pesci non alimentati con mangimi animali e negli oli vegetali spremuti a freddo come quello di mais e di soia in quanto ricchi di acido linoleico e linolenico.)

La resistenza periferica all’insulina: è un fenomeno dovuto alla riduzione dell’attività dei recettori insulinici localizzati nelle membrane cellulari che comporta un innalzamento della glicemia e della insulinemia. L’iperinsulinemia determina a sua volta a livello epatico un aumento della sintesi degli acidi grassi saturi e del colesterolo e quindi una loro maggiore incorporazione nelle membrane cellulari che tendono pertanto ad irrigidirsi ulteriormente (aterosclerosi).
In presenza di resistenza insulinica (riduzione dell’attività dei recettori insulinici) si ha un innalzamento della glicemia e della insulinemia cioè una iperinsulinemia determina a sua volta a livello epatico un aumento della sintesi degli acidi grassi saturi e del colesterolo e di conseguenza → un aumento della sintesi di trigliceridi e lipoproteine a bassissima densità (VLDL). L’innalzamento dei livelli plasmatici di VLDL induce sia un aumento del deposito di lipidi negli adipociti (obesità), sia una ulteriore incorporazione di acidi grassi saturi e colesterolo nelle membrane cellulari che tendono pertanto ad irrigidirsi (aterosclerosi).

 Alla luce di quanto esposto i fattori che influenzano la fluidità di membrana e che sono correlati alle abitudini alimentari sono i seguenti:
  • Rapporto tra acidi grassi saturi e poliinsaturi.
  • Rapporto tra colesterolo e fosfolipidi.
  • Perossidazione promossa dai radicali liberi dell’ ossigeno
Un corretto intervento preventivo quindi prevede non solo una dieta bilanciata dal punto di vista quantitativo ma soprattutto qualitativo.
 
Per quanto riguarda i lipidi è necessario limitare l’apporto di acidi grassi saturi e di colesterolo e introdurre 5-6 gr/die di acidi grassi poliinsaturi ad elevato grado di insaturazione che potranno essere assunti da oli estratti da semi vegetali utilizzati a crudo (i PUFA=acidi grassi poliinsaturi sono facilmente degradabili e il calore accelera i processi perossidativi) o dal pesce azzurro (cotto a temperature non troppo elevate). E’ inoltre da precisare che l’assunzione di PUFA deve essere opportunamente bilanciata dall’apporto di antiossidanti liposolubili come la vitamina E, a causa della loro maggiore reattività all’attacco radicalico come precedentemente detto. Inoltre la dieta deve essere ricca di tutti quegli alimenti di origine vegetale che apportano molti nutrienti essenziali con azione antiossidante quali la vitamina C, i carotenoidi, i bioflavonoidi e i sali minerali. Negli alimenti vegetali sono anche presenti sostanze di natura diversa come i terpeni, i fitosteroli, i policosanoli che hanno azione ipocolesterolemizzante. Il loro effetto antiossidante inibisce l’ossidazione del colesterolo “cattivo” o LDL e delle membrane cellulari. Sarà quindi opportuno introdurre giornalmente nella propria dieta gli agrumi per la loro azione inibente il colesterolo, ridurre il consumo di prodotti ad alto contenuto di zuccheri semplici (zucchero di canna, dolci, gelati, creme, succhi di frutta, bevande zuccherine) che innalzano il livello di glicemia nel sangue; preferire i carboidrati complessi come pane, pasta e riso integrali.. Inoltre, alcune piante, come il Tè verde, hanno confermato di possedere una grande capacità antiossidante, ma contemporaneamente è emerso che anche molte altre piante, come la Cannella, il Timo, l’Origano, la Salvia. il Rosmarino, possiedono questa capacità in grado elevato, oltre alla Propoli (sostanza elaborata dalle api a partire da resine e altre sostanze vegetali) che si è rivelata essere in assoluto la più potente.
 
DOMANDA
Ma se le infezioni croniche, le ipersensibilità alimentari, le allergie in genere e l’inquinamento, causano un’attivazione dei globuli bianchi da cui deriva la formazione di grandi quantità di radicali liberi nell’organismo, è possibile controllando le ipersensibilità alimentari attraverso una corretta dieta, ridurre la produzione di radicali liberi causa dell’invecchiamento cellulare e di conseguenza le patologie ad essi correlate.
 
Uno stato infiammatorio cronico può avere un’ influenza sulla fluidità delle membrane cellulari?  Una corretta alimentazione rispettosa delle ipersensibilità alimentari di ciascuno di noi può aiutarci a contrastare questo stato infiammatorio?
 
Si è quindi pensato di verificare le relazioni tra “dieta, stato infiammatorio e intolleranze alimentari reclutando un ristretto numero di pazienti a cui sono stati dosati sia la quota di lipoperossidi ematici che le capacità antiossidanti (dosate mediante determinazione del lag-time) si e’ evidenziato, in gran parte di coloro che avevano seguito una dieta di desensibilizzazione dalle intolleranze alimentari un netto miglioramento dei due parametri. In base ai risultati ottenuti è quindi possibile affermare che seguendo una dieta corrispondente ai propri bisogni e rispettosa delle caratteristiche individuali, che tenga cioè conto degli equilibri personali e delle ipersensibilità alimentari esistenti, unitamente a una corretta dieta di desensibilizzazione da tali intolleranze si avrà un ulteriore aiuto nel ridurre il suddetto stato infiammatorio riducendo la quantità di lipoperossidi che concorre come spiegato a mantenere “giovani e fluide” le membrane cellulari.
 
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