Grassi vegetali idrogenati e malattie coronariche

Da un articolo apparso su Lancet appare evidente che aumentando l'introduzione di "trans fatty acids" nella alimentazione, aumenta proporzionalmente la mortalità per malattie coronariche e comunque la possibilità di ammalarsi....

Grassi Idrogenati Vegetali . . . Da un articolo apparso su Lancet appare evidente che aumentando l’introduzione di “trans fatty acids” nella alimentazione, aumenta proporzionalmente la mortalità per malattie coronariche e comunque la possibilità di ammalarsi; questi grassi particolari sono presenti in quasi tutti gli alimenti industriali e derivano dal trattamento dei grassi di scarto delle preparazioni alimentari.
Ma cosa sono i grassi vegetali e dove si trovano ?
Usati a livello industriale soprattutto come “amalgamanti” ed “emulsionanti”, i grassi vegetali (sia idrogenati che non-idrogenati) sono tra gli ingredienti più massicciamente presenti nei prodotti che troviamo sul mercato, tanto da rendere solo apparente la varietà dei cibi di cui ci nutriamo quotidianamente.
Salvo qualche rara eccezione, vanno ritenuti presenti in questi gruppi di alimenti:
Margarine: grassi vegetali idrogenati per definizione.
Prodotti in sacchetto: cracker, biscotti, fette biscottate, grissini, patatine fritte, arachidi e noccioline tostate.
Pani speciali: come quelli conditi, all’olio, numerosi pani integrali, le fette da toast, le focacce, le fette biscottate, i crostini
Cioccolato, gelati caramelle: dove i grassi sono presenti come stabilizzanti ed emulsionanti. Nel cioccolato è presente il burro di cacao, che è comunque un grasso vegetale trattato.
Pasticceria industriale: biscotti, brioche, merendine, torte, pasticcini, snack.
Frutta secca e semi oleosi: mandorle, nocciole, pistacchi, pinoli, arachidi, noci, sesamo, cocco essiccato, semi di lino, di zucca o di girasole..
Dadi da brodo: anche quelli solo vegetali e condimenti alternativi a base di sesamo
Fritti e grassi cotti: la degenerazione degli oli indotta dal calore può provocare la formazione di acidi grassi ‘trans’, cioè di quella peculiare disposizione delle molecole che sembra maggiormente responsabile dei danni prodotti dai grassi vegetali idrogenati.   
Vietatissimo, ovviamente, tutto il fast food.
Quando i grassi vegetali sotto forma di margarine vennero introdotti sul mercato, si sfruttò la loro derivazione vegetale per presentarne una immagine positiva e salutare, tanto che per anni i consumatori furono indotti a pensare che queste sostanze combattessero il colesterolo. In realtà i grassi vegetali idrogenati abbassano sì il colesterolo, ma solo quello buono cioè l’HDL arrivando così ad aumentare sensibilmente il rischio cardiovascolare e la produzione di radicali liberi nell’organismo. Quindi per chi ha valori di colesterolo elevati e per prevenire che ciò accada sarà bene evitare tassativamente l’assunzione continuativa di grassi vegetali idrogenati, che interferiscono nei sistemi di regolazione dei valori di colesterolo da parte dell’organismo. Basta pochissimo infatti per raggiungere nell’alimentazione quotidiana una quantità di acidi grassi ‘trans’ sufficiente a turbare il metabolismo del colesterolo.
Come fare a ridurre l’ introduzione di tali grassi?
La risposta pratica e terapeutica è molto semplice : dare maggior valore alla dieta mediterranea e quindi alla cucina casalinga ad esempio preferire per la colazione alla brioche del pane integrale con marmellata o una torta fatta in casa e anziché utilizzare fette biscottate, cracker, grissini . . . come snack preferire uno spuntino di frutta o cruditè che oltre a non apportare grassi, per il loro contenuto di fibra riducono l’ assorbimento di colesterolo. Per quanto riguarda i grassi è importante sottolineare che nella quotidianità è bene privilegiare l’ utilizzo di olio extravergine di oliva o eventualmente un olio di singolo seme spremuto a freddo nonché apportare quotidianamente una discreta quantità di acidi grassi poliinsaturi (presenti nel pesce e negli oli vegetali) necessari all’organismo per contrastare le malattie cardiovascolari, per regolarizzare la struttura ormonale, per controllare la pressione arteriosa e per ottimizzare le difese dalle malattie degenerative e che tale scelta rappresenta un impegno per la salute e per noi stessi.
Ma questi grassi idrogenati vengono consumati in misura cospicua ? Possono dare intolleranza alimentare Probabilmente SI’ perché andando ad analizzare mediante l’esecuzione del test DRIA quale era l’incidenza delle intolleranze alimentari su un gruppo di 532 pazienti è emerso che nei 532 pazienti analizzati , l’intolleranza al MAIS si presenta per il 12,7%, quella all’OLIO DI SEMI 83 volte per il 15,6%, quella alla SOIA E ALLA LECITINA DI SOIA per il 28,94% e quella alle LEGUMINOSE per l’ 11,65%.
Questo significa che se consideriamo tutte le intolleranze analizzate, quella più frequente è rappresentata dall’utilizzo di prodotti in sacchetto o confezionati in genere, ben il 68,89%.

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Con sede in Corso Sempione 8 a Milano, propone un approccio integrato tra la Medicina allopatica e naturale. Da oltre 20 anni si occupa di Alimentazione, Intolleranze Alimentari e Medicina Estetica.