Al lavoro saltiamo la pausa pranzo?

Ha meno di un anno la ricerca, condotta su oltre 4.500 lavoratori di 6 Paesi europei che evidenziava come ormai in tutti i paesi si sta riscoprendo la pausa pranzo tranquilla, seduti almeno a una tavola calda se non al ristorante ......

Ha meno di un anno la ricerca condotta su oltre 4.500 lavoratori di 6 Paesi europei, che evidenziava come ormai in tutti i paesi si sta riscoprendo la pausa pranzo tranquilla, seduti almeno a una tavola calda se non al ristorante. Più precisamente la suddetta ricerca mostrava  che solo il 3 % del campione, in Italia ma anche all’estero, sceglie il fast food: gli altri optano per la mensa aziendale, quando c’è (36% delle preferenze), o per ristoranti e pizzerie (26 %), il 18% preferisce una tavola calda e solo un lavoratore su cinque il pranzo portato da casa. Tali dati erano incoraggianti data l’importanza che il momento del pasto riveste, altrimenti il rischio è ingozzarsi in fretta e furia di alimenti che richiedono poca masticazione e “scivolano” giù facilmente: nella maggior parte dei casi oltretutto si tratta di cibi unti, pieni di grassi; inoltre consumare il pranzo seduti, parlando magari col vicino di tavolo, è importante perché aiuta a sentire meglio il senso di sazietà prima che ci si ritrovi a mangiare qualcosa di troppo.

Tutto questo viene in parte smentito da una ricerca inglese condotta su 3000 persone che dimostra come un lavoratore su quattro salta il pranzo; uno su tre mangia un panino o poco altro mentre siede di fronte al computer, c’ è poi chi salta il pasto. Tutto ciò è colpa della crisi? E’ la paura di perdere il posto di lavoro? Ma è corretto se poi a farne le spese è la nostra salute? Uno stile di vita scorretto comporta inevitabilmente stress che a sua volta inevitabilmente, qualora si oltrepassa il livello di guardia, comporta conseguenze dannose per la nostra salute.

 

A proposito di stress esiste un metodo per valutare quando si è superato il livello di guardia!

Un gruppo di ricercatori della Saint Louis University ha stilato un elenco utile a tale scopo, di seguito l’elenco dei comportamenti a rischio:

  • incapacità a rilassarsi
  • alimentazione sbilanciata
  • dormire poco
  • vita sedentaria
  • andare al lavoro anche quando si è malati
  • bere troppo e non andare dal medico
  • poco tempo per sé e per gli amici

Attenzione quindi perchè, l’esposizione continua ad una fonte di stress e l’attivazione ripetuta della risposta fisiologica sono direttamente correlati all’insorgenza di ansia, depressione nonchè di disturbi cardiovascolari come l’ipertensione, l’ischemia e l’infarto. Un possibile ruolo dello stress è stato anche sostenuto nello sviluppo delle neoplasie così come nella riduzione delle difese immunitarie.

Tornando all’alimentazione è noto a tutti che  saltare i pasti fa male, soprattutto per l’azione di “desincronizzazione” della risposta agli stimoli di fame e sazietà. I pasti sono infatti importanti sincronizzatori del nostro organismo, creano un ciclo regolare in cui alla fame si risponde col pasto, poi c’è la sazietà e così via. Se saltiamo i pasti salta anche questo meccanismo e l’effetto principale è la tendenza a mangiare poi molto di più, non a caso chi salta la colazione o beve un caffè al volo, non mangia a pranzo e mangia abbondantemente a cena è quasi sempre sovrappeso/obeso. Meglio quindi prendersi una pausa e mangiare correttamente ad esempio un piatto di pasta o riso magari integrali (carboidrati a lento rilascio che sono carburante ideale anche per il lavoro intellettuale) accompagnati da verdura e frutta, perché abbiamo bisogno di staccare psicologicamente e fisicamente dal lavoro: no al panino di fronte al computer, sì a due passi fino alla prima tavola calda e a due passi dopo il pasto allungando il percorso per tornare in ufficio.

 

Cerchiamo di dare ora qualche consiglio utile . . .

 

Ai ristoratori:

  • nella preparazione dei piatti non eccedere con sale, zucchero e soprattutto grassi
  • proporre prodotti regionali e di stagione,
  • preparare piatti unici con verdure in abbondanza, cereali, pane integrale
  • proporre piatti bilanciati e nutrizionalmente corretti, meglio ancora se  sui menu fosse possibile – leggere la tabella nutrizionale completa di ogni piatto

Per i datori di lavoro

  • fornire i distributori automatici di frutta fresca

Per coloro che si siedono a tavola

  • assaggiare prima di mettere mano alla saliera
  • scegliere piatti cotti in modo sano e con pochi condimenti (al forno, al vapore, alla griglia)
  • mangiare sempre frutta e verdura e preferire pesce e pollo, evitando di mangiare ogni giorno la carne; – nel bicchiere versare  acqua a volontà

Non dimentichiamoci infine che il 14% degli italiani non fa colazione, il 26 % solo di tanto in tanto, il più delle volte accontentandosi di un caffè al bar o ai distributori automatici. Nulla di più scorretto! Una buona colazione è il carburante giusto per cominciare bene la giornata e lavorare o studiare al meglio. Durante la colazione dovremmo introdurre il 25-30 per cento delle calorie della giornata in caso contrario è più probabile finire per concentrare gran parte delle calorie quotidiane in un’unica occasione, fatto che costituisce di per sé un fattore di rischio per lo sviluppo di sovrappeso e obesità. La colazione andrebbe fatta prima di uscire di casa, sedendosi a tavola magari coi figli per mangiare con calma. Ma sappiamo che questa sana abitudine oggi è quasi fantascienza, tutti in famiglia hanno orari diversi e la frenesia ci attanaglia già dal mattino. Fermo restando che basterebbe alzarsi dieci minuti prima per dedicare al primo pasto della giornata il tempo che merita.

 

 

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