Inquinamento: possibile causa di obesità e diabete?

L'inquinamento atmosferico oltre ad aumentare il rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari, sembra avere un'influenza anche sulla sviluppo di obesità e diabete...

Inquinamento: effetti negativi  non solo sui polmoni ma anche su peso e diabete

L’inquinamento atmosferico è dovuto alla presenza nell’atmosfera di sostanze che causano effetti nocivi sull’uomo, sugli animali e sulla vegetazione, sono sostanze che normalmente non sono presenti nella composizione dell’aria o lo sono ma in concentrazione ridotta.

Gli inquinanti possono essere di origine antropica ovvero causati dall’uomo o naturali come per esempio le polveri e i vari gas emessi dai vulcani, dagli incendi delle foreste e dalla decomposizione dei composti organici.

I contaminanti atmosferici, si classificano in:

Primari liberati nell’ambiente come tali (come ad esempio il biossido di zolfo ed il monossido di azoto)

Secondari (come l’ozono) che si formano successivamente in atmosfera attraverso reazioni chimico-fisiche.
Gli inquinanti catalogati sono circa 3000 e sono prodotti soprattutto dai processi industriali, e dai mezzi di trasporto.
I principali inquinanti sono quelli emessi nel corso dei processi di combustione di qualunque natura, come  il monossido di carbonio, il biossido di carbonio, gli ossidi di azoto, le polveri e gli idrocarburi incombusti. Gli inquinanti primari possono subire anche processi di trasformazione chimico-fisica che portano alla formazione di inquinanti secondari più tossici, in particolare ricordiamo monossido di azoto (NO) il biossido di azoto (NO2), e l’ozono (O3).

Ricordiamo che la concentrazione degli inquinanti nell’aria è determinata da diversi fattori:

– dalla quantità dei contaminanti presenti nelle emissioni;

– dal numero e dal concentramento delle sorgenti inquinanti;

– dalla distanza dai punti di emissione;

– dalle trasformazioni chimico-fisiche alle quali sono sottoposte le sostanze emesse;

– dalla eventuale velocità di ricaduta al suolo;

– dalla situazione morfologica delle aree interessate all’inquinamento;

– dalle condizioni meteorologiche locali e su grande scala.

 

Le conseguenze per la salute dell’uomo sono gravi, l’aumentata esposizione a vari irritanti atmosferici provoca la riduzione della funzionalità polmonare, l’aumento delle malattie respiratorie nei bambini, gli attacchi acuti di bronchite e l’aggravamento dei quadri di asma; nonché l’aumento della mortalità fra le persone più sensibili, come gli anziani o le persone affette da malattie respiratorie e cardiovascolari.

Gli effetti a lungo termine causati da una esposizione ad inquinanti presenti a concentrazioni relativamente basse non sono ancora completamente chiari; in ogni caso si ritiene che fra i vari effetti vi sia la comparsa di malattie polmonari croniche (come la bronchite cronica, l’asma e l’enfisema), la formazione di varie neoplasie maligne (cancro polmonare, leucemie) ed un aumento della mortalità per malattie cardiovascolari e respiratorie, purtroppo iniziano ad essere numerosi gli studi scientifici che confermano questi dati.

Uno studio pubblicato sulla rivista Circulation condotto dai ricercatori della Brigham Young University (Utah), afferma che la presenza nell’aria di alcune sostanze è infatti responsabile non solo dell’aumento delle malattie respiratorie ma anche (come nel caso del monossido di carbonio, per esempio) di patologie cardiache.

Sono stati esaminati dati relativi a 500.000 soggetti, cercando di rilevare l’associazione tra i decessi avvenuti in un periodo di 16 anni e l’inquinamento da materiale articolato, ovvero disperso nell’aria.

Nel 45% dei casi i decessi erano dovuti a malattie cardiovascolari, mentre solo l’8% era riferibile a malattie respiratorie. Nell’arco di questi anni è deceduto circa il 22.5 % del campione,  purtroppo il legame tra esposizione cronica a inquinanti dell’aria e i decessi è emerso chiaramente, infatti per ogni incremento unitario delle concentrazioni di materiale particolato nell’aria il rischio di mortalità per cause cardiovascolari aumentava del 12%. Lo studio ha posto l’attenzione sul fatto che l’inquinamento atmosferico è in grado di alterare la funzionalità cardiaca, ed è una delle cause dei processi infiammatori alla base dell’aterosclerosi, inoltre l’ inquinamento dell’aria e il fumo di sigaretta sembrano avere un ruolo simile nell’aumentare il rischio di sviluppare patologie croniche come la broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Un altro studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology (JACC)  ha esaminato le conseguenze delle particelle tossiche sulla salute cardiocircolatoria.

Robert A. Kloner, direttore della ricerca all’Heart Institute of the Good Samaritan Hospital, ha diretto le analisi per verificare l’impatto dell’inquinamento dell’aria sull’organismo, interessandosi non solo alle patologie polmonari ma alle patologie che coinvolgono l’intero organismo.

I danni all’apparato cardiovascolare sono dovuti al fatto che gli agenti inquinanti una volta inalati provocano l’aumento delle molecole superossidanti, alla base dei danni cellulari, delle infiammazioni polmonari e dei danni al sistema cardiocircolatorio.  

Un altro dato interessante è legato all’aumento dell’incidenza di diabete di tipo II e obesità, le cause di queste due patologie sono state imputate prevalentemente a mancanza di attività fisica e scorrette abitudini alimentari, ma recenti studi sembrano evidenziare un loro legame anche con l’esposizione costante all’inquinamento.

La notizia è stata pubblicata sulla riviste Epidemiology e Circulation, lo studio condotto presso l’Ohio State University Medical Ambient Air Pollution Exaggerates Adipose Inflammation and Insulin Resistance in a Mouse Model of Diet-Induced Obesity, i ricercatori  hanno esposto dei topi da laboratorio agli stessi agenti inquinanti della popolazione di alcune città statunitensi e hanno evidenziato un legame tra inquinamento atmosferico, obesità e  livelli di zucchero nel sangue.

I ricercatori hanno dimostrato come i danni dell’inquinamento dell’aria non si limitano alle patologie polmonari, ma l’infiammazione tende a propagarsi ad altri organi, e questo comporta un aumento del grasso corporeo e interferisce con l’assorbimento dell’insulina, il tutto viene amplificato da una dieta scorretta.

I dati dello studio trovano ulteriore conferma anche da dati statistici che indicano una maggiore incidenza di questa patologia nelle aree urbane più inquinate.

Anche un altro studio pubblicato su Diabets Care, realizzato da Alan Lockwood medico dell’università di Buffalo, suggerisce questo legame che deve trovare ulteriori conferme. Lockwood ha confrontato le emissioni di sostanze inquinanti nell’aria per ciascuno degli Stati Uniti con l’incidenza del diabete ed è emersa una forte correlazione fra i due parametri. Alcuni stati altamente industrializzati, come l’Ohio, presentano alti livelli di emissioni inquinanti e un’incidenza del diabete che raggiunge il 7,5 per cento della popolazione. Al contrario, in stati poco inquinati come l’Alaska l’incidenza del diabete scende fino al 4,4 per cento, sembra plausibile l’ipotesi che alcuni inquinanti, come le diossine, si concentrino nel grasso in eccesso degli obesi contribuendo allo sviluppo del diabete.

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