La terapia delle intolleranze alimentari

Quando si evidenzia un’ intolleranza alimentare, bisogna adottare una dieta adeguata che consenta il recupero della tolleranza agli alimenti in causa. 

Tra le diete atte al recupero della tolleranza, quella ritenuta più corretta è la dieta di rotazione, essa . . .

  • Favorisce il recupero della tolleranza nei confronti dei cibi non tollerati
  • Evita pericolose diete di eliminazione, utili solo in caso di allergia
  • Consente il rispetto della socialità e del piacere legati all’alimentazione mediante l’attuazione di alcune giornate di alimentazione libera.

Nella situazione sociale e ambientale attuale appare indispensabile favorire la varietà dell’alimentazione, anche perché la ripetizione sistematica dell’assunzione di alcuni alimenti (anche nel caso che vadano a sostituire quelli non tollerati) dà facilmente luogo all’insorgere di nuove ipersensibilità. Uno degli effetti positivi della dieta di rotazione rispetto a quella di eliminazione è il controllo delle reazioni infiammatorie senza la perdita di tolleranza nei confronti dell’alimento.
Lavorando con un gruppo di nove ragazzi che presentavano una sintomatologia allergica diffusa (dermatite atopica, asma) e RAST positivi per il pesce, due immuno-allergologi Pascual e Larramendi provarono a eliminare completamente i prodotti ittici dalla loro alimentazione.
I ragazzi, che prima della dieta non avevano alcun tipo di manifestazione anafilattica connessa all’assunzione di pesce, dopo un periodo di eliminazione totale reagirono con sintomi immediati di tipo allergico (orticaria, vomito, rinite, asma) anche al semplice contatto col pesce. Due di loro anche alla semplice percezione del suo odore.

Una dieta di rotazione è una dieta che prevede l’assunzione degli alimenti intolleranti – in una singola giornata che deve poi essere seguita da almeno tre giorni completi di eliminazione (talvolta viene consigliata una nuova somministrazione delle intolleranze solo dopo 6 giorni di astensione) – dell’alimento verso il quale si è individuata l’intolleranza.  In pratica, per esempio, un individuo intollerante al latte può assumere latte, latticini la domenica, ma poi dovrà astenersi dall’assumerne – anche in quantità ridottissime – il lunedì, il martedì e il mercoledì, potendo poi tornare ad assumerli (eventualmente) il giovedì.     A quel punto, però, la persona a dieta deve stare senza latte il venerdì, il sabato e la domenica, riprendendo l’assunzione di latte e latticini il lunedì successivo, in un programma che preveda almeno tre giorni di astinenza dal cibo non tollerato dopo ogni giorno di assunzione, e così via. 
Per consentire una maggiore flessibilità dell’alimentazione rispetto alle consuetudini sociali, può essere utile lasciare come giorno libero il sabato o la domenica (cioè un solo giorno del week-end e non entrambi), ovvero il giorno in cui è più frequente mangiare con amici o parenti.  Dopo un certo periodo di questa dieta, in genere della durata di 2-3 mesi, se i test diagnostici a quel punto danno esito negativo, è possibile reintrodurre l’alimento con maggiore frequenza. Uno schema possibile diventa il seguente: assunzione delle intolleranze in entrambi i giorni del week-end (sabato e domenica) ed eventualmente in un unico pasto a metà della settimana (di solito il mercoledì).  

  Colazione Pranzo Cena
Lunedì      
Martedì      
Mercoledì     Libero
Giovedì      
Venerdì      
Sabato     Libero
Domenica Libero Libero Libero

In molti casi in cui i sintomi sono solo da sovraccarico, uno schema nutrizionale che consenta di assumere gli alimenti intolleranti il sabato sera, l’intera domenica e il mercoledì sera, può essere adottato in molti casi fin dall’inizio della terapia nutrizionale.
Se la risposta clinica è soddisfacente, a quel punto si può espandere ulteriormente l’assunzione nel giro di altri 2-3 mesi, fino ad arrivare a uno schema nutrizionale che preveda almeno un giorno di restrizione alla settimana, per evitare il ricarico alimentare sistematico. E’ comunque il medico che deve seguire, con responsabilità, questa reintroduzione e guidare la persona malata verso il recupero pieno della tolleranza alimentare per l’alimento considerato. Per tutti rimane valido il consiglio di mantenere una varietà dell’alimentazione in modo tale da NON creare, con una continua e ripetitiva assunzione di un alimento, una nuova intolleranza alimentare. Qualora non fossero state ancora identificate le eventuali ipersensibilità alimentari potrà essere utile una dieta ipoistaminica,  adatta per il controllo e la riduzione dei sintomi in alcune forme cliniche (come ad esempio la cefalea o l’orticaria).

Utile quando  non si sono ancora individuate le cause, o in associazione all’intervento dietetico specifico di rotazione, o quando è necessario ridurre in breve tempo la sintomatologia. L’istamina e le sostanze istaminosimili, sono i principali mediatori dell’immunoflogosi, cioè di tutte quelle reazioni che sono alla base della sintomatologia allergica.
La dieta ipoistaminica, che punta alla riduzione dell’ infiammazione, è un tipo di dieta che si basa sulla riduzione o eliminazione di quei cibi ad elevato contenuto di istamina o dei suoi precursori, questo perché molti sintomi determinati da una intolleranza alimentare sono dovuti in parte alla liberazione in circolo, a livello della pelle e delle mucose, di questa sostanza.  Tutti i soggetti allergici o che presentano un’infiammazione da cibo, trarranno notevoli benefici dalla riduzione dei livelli ematici di queste sostanze. E’ inoltre importante ricordare che al fine di ottimizzare il risultato sarà bene assumere con cautela anche i cibi che inducono la liberazione di istamina nell’organismo, e i cibi ad alto contenuto di tiramina, salicilati, conservanti e serotonina.

Alimenti Ricchi di Istamina

Formaggi fermentati, salame, carni in scatola, insaccati, patè, tonno, sardine, acciughe, sgombro, salmone affumicato, spinaci, pomodoro, fegato di maiale, vino, birra, superalcolici. 

Alimenti istamino-liberatori

Cioccolato, fragole, frutta esotica, noci, arachidi, mandorle, pomodoro, crostacei e molluschi, carne suina.

Alimenti ricchi di tiramina

Groviera, emmenthal, parmigiano reggiano, patata, pomodoro, cavolo, uva, aringa affumicata, tonno, cioccolato, chianti

 

 Alimenti da consumare con attenzione

Funghi, pesche, prugne, albicocche, ciliegie, cicoria, radicchio, indivia, zucchine, peperoni, ravanelli, frutti di bosco, agrumi, banana, tutti i cibi in scatola, estratti di carne, dado da brodo, miele, tè, datteri secchi, uva passa, tutti i prodotti lievitati freschi e ancora caldi.