Peso e diabete: Calo ponderale più efficace della insulina

Il calo di peso e modifiche sostanziali allo stile di vita possono essere più efficaci della terapia insulinica intensiva nei pazienti obesi diabetici con diabete tipo 2

Peso e diabete: il calo ponderale è più efficace dell’insulina nella cura del diabete di tipo 2

Il calo di peso e modifiche sostanziali allo stile di vita possono essere più efficaci della terapia insulinica intensiva nei pazienti obesi diabetici con diabete tipo 2 mal controllato secondo i ricercatori del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas.
Le evidenze scientifiche sono molto chiare nell’indicare che, quando i livelli di insulina sono elevati, alcuni tessuti sono sovraccaricati di grassi e questo porta alla resistenza all’insulina. L’iperglicemia di molti pazienti obesi con diabete tipo 2 è curata con dosi crescenti di insulina nel tentativo di superare questa resistenza. Anche se alte dosi di insulina riducono l’iperglicemia, esse aumentano anche la quantità di grassi nei tessuti provocando danni d’organo.
In un editoriale del 12 marzo 2008 sul Journal of the American Medical Association (JAMA) Roger Unger, professore di medicina interna, ha riportato alcuni dati propri e di altri laboratori che mettono in relazione l’insulino-resistenza all’eccessivo accumulo di molecole lipidiche nel fegato e nel muscolo.
Il Dr. Unger, che per oltre 50 anni ha studiato il diabete, l’obesità e l’insulino resistenza, afferma che la terapia insulinica intensiva è controindicata nei pazienti obesi con diabete tipo 2 perché  aumenta la lipotossicità legata al diabete. Il trattamento più indicato in questi pazienti è la riduzione dell’eccesso di calorie che fa diminuire la concentrazione di insulina nel sangue e la sintesi di acidi grassi. Somministrare alte quantità di insulina semplicemente fa aumentare il grasso corporeo.
“L’evoluzione non è preparata ai cambiamenti della dieta americana che consuma prevalentemente fast-food preconfezionato” afferma Unger. “Non esiste alcuna possibilità che i nostri geni possano evolvere per contrastare l’eccesso di alimenti ad altissima densità calorica che abbondano negli Stati Uniti. Prima della scoperta dell’insulina, il digiuno era l’unica terapia per il diabete”
Diventa quindi intuibile come abbiamo più volte affermato l’ importanza che lo stile di vita ha nella prevenzione dell’ obesità e conseguentemente anche  del diabete.
Per quanto riguarda l’ attività fisica i benefici sono innegabili: il compenso glicemico, il profilo lipidemico ed il benessere generale migliorano con un’attività regolare che abbia almeno la frequenza di 3 volte la settimana. Per quanto riguarda in specifico i soggetti obesi si consigliano almeno 5 sedute settimanali di circa 30 minuti.
Unitamente all’attività fisica è inoltre necessario attuare un regime dietetico corretto che deve avere 3 obiettivi fondamentali:
Mantenere la glicemia a livelli quasi normali
Normalizzare l’assetto lipidico
Stabilizzare il proprio peso corporeo entro certi canoni d’accettabilità mantenere cioè sempre “un peso ragionevole”
Oggi esistono diverse opzioni terapeutiche, inclusa la chirurgia bariatrica se necessaria, in caso di obesità morbigena, per diminuire la quantità di grasso corporeo prima di iniziare una terapia insulinica. Il grasso provoca insulino-resistenza e danneggia le cellule beta pancreatiche che producono l’insulina, e questo causa il diabete tipo 2” continua Unger. “Somministrare più insulina non fa altro che dirigere il glucosio verso la sintesi dei grassi. E’ oggi disponibile un ampia scelta di terapie che migliorano il diabete correggendo l’insulino-resistenza riducendo il grasso corporeo. L’uso dell’insulina dovrebbe essere considerato solo dopo che tutte queste hanno fallito”
Il National Institutes of Health ha recentemente interrotto un braccio di un trial clinico in corso sul diabete e le malattie cardiovascolari per un eccesso di mortalità di 54 decessi nel gruppo di persone che riceveva un trattamento ipoglicemizzante intensivo.
Nel suo editoriale Unger afferma che l’aumento del diabete tipo 2 può essere ricondotto all’aumento della prevalenza di obesità iniziata negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale quando la preparazione del cibo si è spostata dalla cucina di casa all’industria che ha iniziato a produrre cibi ad alta densità calorica e ricchi di grassi. Questo ha portato uomini e donne a consumare più calorie giornaliere. Inoltre il progresso tecnologico ha prodotto televisori, computer ed automobili che hanno ridotto le quantità di calorie consumate giornalmente. Importanti fattori che aumentano il rischio di diabete tipo 2 sono l’obesità, l’età e la sedentarietà. E’ bene ricordare che l’ obesità è comunque correlata ad uno stato infiammatorio cronico e che non possono esistere diete generalizzate che non tengono conto degli equilibri personali e della risposta individuale al cibo.

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