Se la tiroide funziona poco . . . il metabolismo rallenta

Molte persone lamentano disturbi come stanchezza, aumento di peso, capelli fragili, depressione, pelle secca, irregolarità mestruali, e non sanno che la colpa potrebbe essere un mal funzionamento della tiroide...

Molte persone lamentano disturbi come stanchezza, aumento di peso, capelli fragili, depressione, pelle secca, irregolarità mestruali, e non sanno che la colpa potrebbe essere un mal funzionamento della tiroide. Prima di tutto cerchiamo di capire a cosa serve questa importante ghiandola.
La tiroide è una ghiandola costituita da due lobi (destro e sinistro), uniti da uno stretto ponte denominato istmo. Essa comprende due sistemi endocrini:
– il primo produce gli  ormoni tiroidei (T3 triiodotironina e T4 tiroxina)
– il secondo la calcitonina

La tiroide è una ghiandola follicolare costituita da milioni di vescicole (follicoli) all’interno dei quali vengono immagazzinati gli ormoni tiroidei. La calcitonina viene prodotta invece da cellule che si trovano al di fuori dei follicoli (cellule C o parafollicolari).
La ghiandola (peso circa 20 g) giace alla base del collo in uno spazio anatomico detta “loggia tiroidea”; prende rapporto con la laringe, la parte iniziale della trachea ed il fascio vascolonervoso del collo. 
Le patologie che colpiscono la produzione di T3 e T4,  comportano o un’eccessiva produzione di ormoni tiroidei (ipertiroidismo) o una diminuzione della loro azione, che provoca un rallentamento di tutti i processi metabolici (ipotiroidismo).
L’ipotiroidismo in Italia riguarda circa 1 milione di persone, colpisce soprattutto il sesso femminile, (8 casi su 10); nella maggior parte dei casi è dovuto a una ridotta capacità  di sintetizzare quantità sufficienti di ormone tiroideo (ipotiroidismo primitivo), più raramente è da attribuire a una diminuita stimolazione della tiroide da parte dell’ipotalamo o dell’ipofisi (ipotiroidismo centrale) o a una ridotta sensibilità all’ormone tiroideo da parte dei tessuti bersaglio (resistenza generalizzata). 
La causa più frequente  è l’ipotiroidismo primitivo da tiroidite di Hashimoto, una patologia che si manifesta maggiormente nelle donne e che presenta una predisposizione familiare. A causa di un errore del sistema immunitario, la tiroide viene considerata come estranea all’organismo e attaccata dal sistema immunitario, per cui si formano anticorpi contro alcuni costituenti della ghiandola, creando una infiammazione cronica che porta la tiroide a funzionare meno.
Altre cause di ipotiroidismo sono quelle “iatrogene”, ossia secondarie a terapie farmacologiche(antiaritmici, antidepressivi, antivirali).
Più precisamente la tiroidite di Hashimoto è caratterizzata dalla presenza di autoanticorpi rivolti contro la tiroide stessa e in particolare è il seguito di una infiammazione tiroidea di origine virale. A volte anche i traumi (fisici ed emotivi) possono essere uno dei meccanismi di origine di questa patologia autoimmune. 
L’aspetto fondamentale da tenere in considerazione nella comprensione di questa malattia non riguarda la presenza di anticorpi contro la tiroide quanto piuttosto la funzionalità tiroidea; attenzione quindi  alla valutazione dei livelli ematici di ormoni tiroidei. 
Una volta che sia stata evidenziata la presenza di anticorpi (anti Tireoglobulina o anti Tireoperossidasi o TPO) non ha troppo senso continuare a studiarli; questi infatti, dopo la prima fase acuta, possono essere anche elevati, senza per questo essere indice di aggravamento del disturbo. 
Per quanto riguarda la terapia farmacologica viene utilizzata la levotiroxina allo scopo di evitare l’ingrossamento della ghiandola e il relativo gozzo; infatti, in assenza di ormone tiroideo, il TSH aumenta (è l’ormone che da gli ordini alla tiroide) e la tiroide aumenta di volume per cercare di produrre l’ormone tiroideo necessario.

Quali sono i sintomi dell’ipotiroidismo? – All’inizio sono molto sfumati: stanchezza, facile affaticabilità,, riduzione della memoria e dell’attenzione. 
Disturbi più specifici sono aumento di peso (3-5 Kg), gonfiore del volto, freddolosità, pelle secca di colorito giallastro, caduta dei capelli, stitichezza. Le mestruazioni sono più frequenti e abbondanti e può esserci diminuzione della libido. Nelle donne in postmenopausa l’ipotiroidismo si manifesta spesso con depressione. Si può evidenziare ipetrofia cardiaca con riduzione della contrattilità e della frequenza dei battiti, aumento del colesterolo LDL “cattivo”. Talvolta, c’è anche anemia da inadeguato assorbimento del ferro alimentare.

Riassumendo i sintomi principali sono:

– sonnolenza, debolezza, rallentamento dell’eloquio; 
– depressione; 
– bradicardia (ossia rallentamento dei battiti cardiaci); 
– cute secca, pallore freddolosità; 
– gonfiore e tendenza all’aumento del peso corporeo; 
– stipsi; 
– fragilità dei capelli (che appaiono più fini e radi) e sopracciglia rade; 
– irregolarità mestruali, infertilità.

Diagnosi  –  Se non trattato, l’ipotiroidismo può portare ad aterosclerosi e cardiomegalia, fino ad arrivare allo scompenso cardiaco. 
La diagnosi si attua mediante analisi di laboratorio, (alterati valori ematici  di TSH, FT3 ed FT4 e in alcuni casi presenza di anticorpi anti-tiroide) l’ecografia tiroidea, che evidenzia un’infiammazione della tiroide, che può essere di volume ridotto (tiroidite atrofica) o aumentato (gozzo), in presenza o meno di noduli. In presenza di ipotiroidismo la terapia consigliata è l’assunzione regolare di adeguate dosi di ormone tiroideo T4 (L-tiroixina). 

Quando è utile esaminare la tiroide?  –  In gravidanza la ghiandola va incontro a “un superlavoro”, per cui se si pensa ad una gravidanza è utile valutare la funzionalità tiroidea ed evitare carenze nell’apporto alimentare di iodio. I controlli vanno proseguiti durante la gestazione perché l’ipotiroidismo può avere gravi ricadute sul feto. 
Quando si presenta qualcuno dei sopraelencati sintomi, vale la pena eseguire accertamenti anche dopo la menopausa.

Come si cura l’insufficienza tiroidea?  –  In presenza di ipotiroidismo la terapia consigliata è l’assunzione regolare di adeguate dosi di ormone tiroideo T4 (L-tiroixina). 
Nei casi dovuti alla carenza alimentare di iodio, oltre a ripristinare l’adeguato apporto iodico, va assunta anche tiroxina fino a che la tiroide non riprende a funzionare normalmente. La tiroidite di Hashimoto può associarsi ad altre malattie autoimmuni (diabete, artrite reumatoide, celiachia, ipoparatiroidismo, ecc.) che vanno quindi escluse o, se presenti, trattate.

Utile sarebbe una valutazione delle abitudini alimentari del soggetto, poiché alcuni studi hanno evidenziato una stretta relazione tra alimentazione e funzionalità tiroidea. Circa 20 anni fa si scoprì che la leptina (adipochina), una sostanza prodotta dalle cellule del tessuto adiposo, esercita un’azione sia di tipo ormonale sia di tipo regolatorio sull’infiammazione. Si è inoltre scoperto che la tiroidite è in stretta relazione con la condizione allergica della persona che ne è affetta e che è quindi legata alla presenza di una maggiore o minore reattività allergologica.  La ricerca sulle adipochine ha portato a capire come l’alimentazione condiziona molti degli aspetti ormonali (senza assunzione di cibo, comportamento che attiva la produzione di leptina, non viene attivata la funzione tiroidea) o crea i presupposti per lo sviluppo di alcune patologie.
Anche la resistenza insulinica determinata da una alimentazione scorretta può interferire con la funzione tiroidea; più precisamente in alcuni lavori recenti è stato dimostrato che alcune adipochine hanno una funzione infiammatoria indipendente dalla resistenza insulinica ma che la loro azione, affiancata alla presenza di una resistenza insulinica è strettamente correlata ad una disfunzione tiroidea. Se ne evince quindi che una adipochina infiammatoria e l’insulino resistenza indotta da scorrette abitudini alimentari come ad esempio una elevata quantità di carboidrati . . . e sedentarietà convergono nel determinare una alterazione della funzione tioridea.
Al di là quindi di una corretta impostazione farmacologica della terapia tiroidea non dobbiamo dimenticare l’importante ruolo che la “dieta” ha nell’equilibrio generale; attenzione quindi a ridurre lo stato infiammatorio generale dell’organismo mediante regolazione del sistema immunitario avvalendoci della possibilità di valutare eventuali allergie alimentari ritardate – intolleranze alimentari – e impostando un programma nutrizionale equilibrato atto che preveda anche una discreta quantità di attività fisica indispensabile a stimolare il metabolismo ed utile a preservare e/o migliorare il tono muscolare.
Cercare l’ipotiroidismo se c’è l’ipercolesterolemia – L’ipotiroidismo è causa frequente di ipercolesterolemia secondaria e dovrebbe essere sempre ricercato in tutti i portatori di dislipidemia, soprattutto se non chiaramente di origine genetica. Nella popolazione generale, la prevalenza di ipotiroidismo è stimata intorno al 4,6%, negli ipercolesterolemici, la prevalenza è ampiamente variabile a seconda degli studi ed è compresa tra l’1,4% ed il 13,3%.

Gran parte della variabilità è da attribuire ai criteri di definizione dell’ipotiroidismo, dato che non in tutti gli studi è stato considerato l’ipotiroidismo subclinico, cioè quello caratterizzato da alti valori di TSH e normale concentrazione degli ormoni tiroidei. In questo studio giapponese condotto su una casistica di 725 soggetti dislipidemici, la prevalenza di ipotiroidismo clinico è risultata dell’1,4%, quella di ipotiroidismo subclinico del 2,4%.
Multi-center study on the prevalence of hypothyroidism in patients with hypercholesterolemia Tagami T, Kimura H, Ohtani S, Tanaka T, Tanaka T, Hata S, Saito M, Miyazaki Y, Araki R, Tanaka M, Yonezawa K, Sawamura M, Ise T, Ogo A, Shimbo T, Shimatsu A, Naruse M; PHPH study group. Endocr J 2011;58:449-57
Tale prevalenza sarebbe dunque in linea con quella di studi precedenti e non particolarmente elevata, tanto da fare dubitare dell’opportunità di eseguire i test di funzionalità tiroidea nei dislipidemici.
A tale proposito però riportiamo uno dei primi studi (Meier C et al, J Clin Endocrinol Metab 2001; 86: 4860-4866) clinici che dimostrano come la terapia di sostituzione con L-Tiroxina nei pazienti con ipotiroidismo subclinico abbia un effetto benefico sul colesterolo LDL e sulla sintomatologia clinica.
Nello studio è stato valutato l’effetto del trattamento con Levo-Tiroxina, sui lipidi sierici e sui sintomi clinici nei pazienti con ipotiroidismo subclinico. 66 donne con ipotiroidismo clinico accertato (TSH: 11,7 +/- 0,8 mIU/L) sono state assegnate in modo casuale a ricevere L-Tiroxina o placebo per 48 settimane; 63 delle 66 pazienti hanno completato lo studio.
Nel gruppo L-Tiroxina il colesterolo totale e quello LDL (low density lipoprotein) è risultato ridotto in modo significativo. La riduzione del colesterolo LDL è stata più pronunciata nei pazienti con livelli di TSH maggiori di 12 mIU/L, o con livelli di colesterolo LDL più alti nel basale. E’ stata osservata una significativa riduzione delle concentrazioni di apolipoproteina B-100, mentre il colesterolo HDL, i trigliceridi, e l’apolipoproteina AI, e la lipoproteina a sono rimasti invariati.
I sintomi ed i segni di ipotiroidismo sono anche migliorati. Ricordiamo inoltre che la riduzione dei livelli di colesterolo fanno prevedere una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari del 9-31%
Osservazione: il TSH è un esame poco costoso e alla portata di tutti i laboratori analisi, la sua esecuzione può essere raccomandata a tutti i soggetti dislipidemici, soprattutto se donne, e metterebbe al “riparo” dal rischio di trattare con farmaci ipolipidemizzanti chi dovrebbe invece essere trattato con estratti tiroidei.

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