Sovrappeso e intolleranze alimentari

 
Intolleranze alimentari e sovrappeso/obesità ……… dimagrire con l’infiammazione da cibo   
 
Dopo tanto parlare su peso e reazioni avverse dell’organismo ad un alimento, vediamo ora come la presenza di una intolleranza alimentare può influenzare il sovrappeso, ma soprattutto l’accumulo di massa grassa.
La regolazione del peso di un individuo è l’effetto dell’equilibrio fra entrate e uscite, cioè tra ciò che viene introdotto (come cibo) e ciò che viene speso dall’organismo. Tutto questo è vero, o meglio è quasi sempre vero, può succedere infatti che pur assumendo una giusta quantità di alimenti, l’organismo si trovi nella incapacità di utilizzarlo nel modo corretto, portando così alla formazione di scorie che sono di intralcio al funzionamento stesso della meravigliosa “macchina” che è il corpo umano. Questo può avvenire in molte occasioni, una di queste può essere anche la presenza di una intolleranza alimentare. E’ noto a tutti come situazioni infiammatorie (come è l’intolleranza) possano peggiorare o provocare ritenzione idrica, edemi, alterazioni del microcircolo in toto.
Una dieta che tenga conto della presenza di una intolleranza alimentare può determinare un buon risultato sulla perdita di massa grassa e sul recupero di massa magra che, in pratica, si esprime con una perdita di peso, ma soprattutto con una notevole riduzione delle circonferenze corporee, data dalla diminuzione della percentuale del Body Fat (massa grassa) e dal miglioramento dello stato infiammatorio generale dell’organismo. 
A tale proposito in letteratura (gli articoli sono ormai numerosi) si dà sempre più risalto all’associazione
sovrappeso/obesità   e   malattia infiammatoria 
citando ad esempio l’articolo comparso su The Journal of Clinica Investigation dal titolo “Obesity-induced inflammatory changes in adipose tissue (Wellen KE, Hotamisligil GS J Clin Invest 2003 December 15; 112(12); 1785-1788) infatti emerge chiaramente l’importanza che il sistema immunitario ha nella patogenesi dell’ obesità infatti appare evidente che il tessuto adiposo degli obesi è caratterizzato dall’ infiltrazione di macrofagi e che essi sono una importante fonte di infiammazione di questo tessuto. La considerazione rapida di questi studi è di assegnare un ruolo importante ai macrofagi nei cambiamenti molecolari che si presentano nel tessuto adiposo dell’ obeso.
Lo studio evidenzia inoltre come le patologie metaboliche correlate all’obesità sono associate con una risposta infiammatoria cronica caratterizzata da una produzione anomala di citochine, dall’aumento di molecole di fase-acuta e dall’attivazione delle vie dell’ infiammazione. Una caratteristica molto interessante della risposta infiammatoria che emerge in presenza dell’obesità è che sembra essere innescata e risiedere principalmente, nel tessuto adiposo, anche se altri luoghi metabolicamente critici possono anche essere implicati durante il corso della malattia. Mentre il ruolo degli adipociti nelle vie metaboliche è chiaro, poco si è capito circa il loro ruolo nell’infiammazione. A seguito di un attento esame, è stato indicato che gli adipociti ed i vari tipi di cellule del sistema immunitario come ad esempio i macrofagi possiedono ruoli simili nelle vie quali l’attivazione del complemento e la produzione infiammatoria di citochine.
Lo studio ci conferma quindi come non possono esistere “diete ideologiche”, cioè norme alimentari che devono andare bene per tutti; alla base di ciascuna di esse vi sono considerazioni spesso innovative e sicuramente utili ma anche la migliore dieta dal punto di vista teorico, si scontra talora con il concetto di infiammazione e conseguentemente anche di ipersensibilità alimentare che a volte può spiegare quanto possono essere inutili gli sforzi che vengono compiuti da un singolo soggetto.
 
Appare quindi sempre più evidente come lo studio delle intolleranze alimentari, cioè del mondo in cui ciascuno, individualmente, reagisce ai cibi che introduce con l’alimentazione e il confronto con il cibo, che ha in se una realtà immunologica fino ad oggi molto spesso sottovalutata, proietta nel futuro possibilità terapeutiche di estremo interesse.
 
Alla base quindi delle risposte cliniche di ciascuno va posta anche la conoscenza degli equilibri personali e delle ipersensibilità alimentari esistenti per questo motivo abbiamo valutato la variazione di Peso, la % di Body fat (massa grassa) e il Body Mass Index in pazienti sovrappeso od obesi dopo aver eseguito il test DRIA per la ricerca delle intolleranze alimentari e aver seguito il relativo piano nutrizionale
 
STUDIO SULLA VARIAZIONE DEL PESO – BODY FAT e BODY MASS INDEX
(in pz. obesi e sovrappeso)
Lo studio ha preso in considerazione 261 pazienti in sovrappeso (180 femmine e 81 maschi) con un’età media di 45,7 anni e 271 pazienti obesi (184 femmine e 87 maschi) con un’età media di 46,7 anni A questi soggetti dopo aver valutato PESO – BODY FAT e BODY MASS INDEX è stata prescritta una dieta non a stretto regime ipocalorico ma semplicemente un programma nutrizionale che prevedeva una corretta associazione degli alimenti e che teneva conto delle intolleranze alimentari riscontrate mediante esecuzione del test DRIA Sono quindi stati eseguiti controlli periodici a 2 mesi e infine rivalutati questi parametri dopo 8 mesi . . . 
COSA SI E’ OSSERVATO ?
 
PAZIENTI SOVRAPPESO (261) PAZIENTI OBESI (271)
Peso F Peso M B.F. F B.F. M Peso F Peso M B.F. F B.F. M
-7,7 % -11,5 % -9,45 % -10,8 % -7,5 % -9,6 % -10,6 % -9,5 %

Dall’evidenza dei dati sopra riportati emerge chiaramente come il gruppo dei maschi ottenga risultati migliori rispetto al gruppo delle femmine sia in termini di PESO e conseguentemente anche di BMI Questo studio mette in luce come dopo 8-10 mesi di trattamento sia il gruppo dei soggetti sovrappeso che dei soggetti obesi riesce a raggiungere un calo ponderale del 10%, valore consigliato dalle Linee guida – LIGIO ’99.

Lo studio ha evidenziato inoltre che, sia nel gruppo femminile che in quello maschile (sovrappeso ed obesi), si assiste ad un iniziale perdita di peso, ad un successivo assestamento e quindi ad una nuova perdita.
Quello che è maggiormente interessante è che durante il periodo di assestamento NON si evidenzia un recupero del peso perduto, pur incrementando il numero e la frequenza dei pasti liberi (assunzione delle intolleranze alimentari).
Per concludere è possibile affermare che i risultati ottenuti sono stati buoni, sia in termini di calo del PESO, conseguentemente di variazione del BODY MASS INDEX, che di perdita percentuale di BODY FAT nonostante la dieta attuata NON sia a rigido regime ipocalorico (l’analisi statistica ci da ragione di tale affermazione).
Durante il percorso dietologico attuato NON sono stati somministrati farmaci coadiuvanti la perdita di peso, quindi i risultati evidenziati sono suscettibili di ulteriore miglioramento.